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domenica 21 dicembre 2008
20 dicembre: MA CHE RAZZA DI CABLAGGIO
20 dicembre: CI SPOSIAMO A KOBE?
Siamo a Kobe, una citta` grande quanto Milano. Qui tutte le citta` sono grandi almeno quanto Milano. Sembra che Milano serva come unita` di misura. Kobe e` famosa, purtroppo, per il terremoto che nel 1995 la rase quasi al suolo facendo 6 mila vittime. Ma e` anche famosa, fortunatamente, per le sue mucche. Ma dove vivono, dove pascolano? Delle mucche di Kobe si sa che hanno una carne favolosa, gran parte a striscie rosse e bianche. La leggenda dice che la loro carne sia cosi` buona perche` vengono massaggiate e bevono birra. Mi sentirei di escludere che alle mucche facciano lo shiatsu e la riflessologia plantare. Ma che bevano birra...perche` no?
Per il resto la citta` non offre niente di speciale se non la collina di Kitano, molto celebrata dalle guide. Qui abitavano un tempo I ricchi commercianti occidentali che facevano affari grazie al porto molto trafficato. I ricchi commercianti occidentali diventavano sempre piu` ricchi e rimanevano occidentali, quindi si costruivano grandi e lussuose residenze occidentali che incuriosivano e incuriosiscono ancora i giapponesi. Oggi queste case, in stile - dicono qui - italiano, tedesco, danese, inglese, in realta` tutte uguali in stile coloniale, sono diventate dei piccoli musei che si possono visitare a pagamento. Io e Giovanni ci rifiutiamo di pagare cinque euro per vedere la casa del piemontese Vittorio Aimone, ma sembra che sia molto bella e che abbia dei Rodin e dei Corot.
Alcune di queste residenze sono anche delle location per matrimoni cattolici. Dimenticavo di dire infatti che oltre al terremoto e ai piaceri della carne anche il matrimonio e` un`industria di Kobe (notate il sottile fil rouge?). Passeggiando per la collina insieme a centonaia di turisti giapponesi che si fanno fotografare abbracciati a statue di bronzo che raffigurano suonatori (o anche mettendo la testa dentro un cartone raffiguarnte un`olandesina) cose terrificanti alle quali ovviamente non mi sottraggo, incontriamo decine di negozi che vendono abiti da sposa, di laboratori fotografici che offrono servizi fotografici, di chiese cattoliche che organizzano matrimoni, di spazi predisposti per banchetti di nozze. Un`industria.
20 dicembre: IL TRENO E LA CITTA`
Giovanni sul treno che ci porta da Nara a Kobe. Per girare il Giappone abbiamo preso un Pass, il JR Pass. Fa sempre una certa impressione quando qualcuno dice JR che poi sarebbe come dire Trenitalia. Solo che quando senti JR pensi sempre che prima o poi arrivi Suellen.
Il JR Pass costa una tombola. 400 euro. Pero` puoi andare dovunque e quindi conviene perche` i treni giapponesi sono puntualissimi, pulitissimi, comodissimi, velocissimi ma carissimi. Sono anche panoramicissimi. Come vedete nella foto sono tutti vetri.
I treni sono una presenza costante anche all`interno delle citta`. Ogni tanto ne vedi uno che sbuca da un palazzo. Entrano ed escono da tutti i buchi possibili. Sopraelevati, in galleria, con conducenti, senza conducenti, su monorotaia, con pneumatici. Treni, metro e autobus sono parte della grande metropoli unica giapponese, insieme ai grattacieli e alle luci.
Grazie al treno mi sono reso conto di che cosa sia il Giappone dal punto di vista urbanistico. Almeno la parte di Giappone che ho visto io, Tokyo, Kyoto, Nara, Kobe: una grande metropoli unica, omogenea, senza soluzione di continuita`, moderna con qualche enclave antica, circondata da boschi, parchi naturali e mare.
PS: da ieri io e Giovanni sappiamo contare, ce lo hanno insegnato tre ragazze che mangiavano vicino a noi al ristorante di Nara bevendo Beaujolais novello: ichi, ni, san, sci, go, roccu, scici, aci, kiu`, ghiu`. Invidiosi? Domani voglio imparare i colori.
I treni sono una presenza costante anche all`interno delle citta`. Ogni tanto ne vedi uno che sbuca da un palazzo. Entrano ed escono da tutti i buchi possibili. Sopraelevati, in galleria, con conducenti, senza conducenti, su monorotaia, con pneumatici. Treni, metro e autobus sono parte della grande metropoli unica giapponese, insieme ai grattacieli e alle luci.
Grazie al treno mi sono reso conto di che cosa sia il Giappone dal punto di vista urbanistico. Almeno la parte di Giappone che ho visto io, Tokyo, Kyoto, Nara, Kobe: una grande metropoli unica, omogenea, senza soluzione di continuita`, moderna con qualche enclave antica, circondata da boschi, parchi naturali e mare.
PS: da ieri io e Giovanni sappiamo contare, ce lo hanno insegnato tre ragazze che mangiavano vicino a noi al ristorante di Nara bevendo Beaujolais novello: ichi, ni, san, sci, go, roccu, scici, aci, kiu`, ghiu`. Invidiosi? Domani voglio imparare i colori.
venerdì 19 dicembre 2008
19 dicembre - I TURISTI NON GUARDANO, FOTOGRAFANO
I telefonini e le mini digitali hanno trasformato tutti in Cartier-Bresson. Qui in Giappone, poi, non c`e` nessuno, ma veramente nessuno, che non giri per templi con il marchingegno in mano.
E` tutto un fiorire di flash. La realta` non esiste se non la fotografi. E tu non esisti se non ti fai fotografare da qualcuno. Come questi quattro ragazzi tutti felici davanti al Todai-ji. Il problema e`: perche` fanno il segno della vittoria con le dita?
Poi c`e` anche quest`altro aspirante giapponese, uno che assorbe molto. Gli ho chiesto: perche` fai il segno della vittoria con le dita? Mi ha risposto: Irasseimase`. Se avete seguito bene questo diario, sapete perfettamente che cosa gli ho risposto io. Ovinaracmanina. Io non so che cosa voglia dire, ma lui ha sorriso e ha risposto: arigato` sei mas. Sappiamo solo tre frasi, ma con queste sosteniamo qualsiasi conversazione.
Sapete quand`e` che uno si sente veramente giapponese? Quando al ristorante gli portano le bacchette ma anche forchetta e coltello e lui sceglie le bacchette. Io scelgo le bacchette. Giovanni gli tira la forchetta addosso.
Sapete quand`e` che uno si sente veramente giapponese? Quando al ristorante gli portano le bacchette ma anche forchetta e coltello e lui sceglie le bacchette. Io scelgo le bacchette. Giovanni gli tira la forchetta addosso.
19 dicembre - GIOVANI ARTISTE D`AVANGUARDIA
19 dicembre - I CERVI MENDICANTI
Il parco di Nara e` popolato da migliaia di cervi, cerbiatti, cerbiatte, cerve.
Tutti senza corna, tutti molto affettuosi, tutti alla ricerca degli appositi biscotti che alla modica cifra di un euro e un po` puoi comprare e distribuire a destra e a manca. Ottimo sistema per mantenere i cervi a spese dei visitatori. I biscotti hanno un ottimo odore, molto meglio di quelli che abbiamo mangiato oggi a colazione. Per questo ci sono dei cartelli nei pressi dei rivenditori con su scritto: non mangiate i biscotti dei cervi. L`avvertimento non e` un giochino: la lonely planet infatti avverte che sono moltissimi i turisti che se li mangiano. I cervi, dicevamo, sono buonissimi, ma molto insistenti. A me infilano la testa nella tasca alla ricerca di biscotti e di qualsiasi altra cosa, per esempio uno scontrino fiscale.
A Giovanni fregano addirittura la cartina di Nara e se la masticano. Ora nella cartina c`e` un buco proprio dove ci era stato indicato un ottimo ristorantino coreano, che non troveremo mai. Se hai finito i biscotti i cervi non si arrendono, ti prendono a capocciate nel sedere (per questo gli hanno tolto le corna) e ti inseguono dovunque tu vada, con fare da mendicante. Si appostano nelle strade piu` trafficate dai turisti, sbucando da dietro le bancarelle. Il loro luogo preferito e` vicino ai rivenditori di biscotti. Ne abbiamo trovato uno in attesa davanti a un gelataio con sguardo implorante.
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